LA CASA D’ARTE PRESENTA:
Athos Faccincani
in
MOSTRA PERSONALE
dal 15 Giugno
presso l’hotel Cormoran - località campus
Villasimius (SARDEGNA)
È il momento in cui la pittura deve essere pittura e fare entrare nella luce, nel sole e nei colori della tela l'uomo e la sua interiorità, accompagnarlo e raccontargli di un villaggio da incontrare e da abitare, un villaggio che sta dentro di noi dove esiste un giardino che È il nostro giardino, quel giardino che sempre abbiamo ricercato. Pittura leggibile e semplice, tra realtà e sogno, che si fonde in una speranza dolce come dolci sono le colline della mia terra... (Athos Faccincani)
La biografia di Athos Faccincani
Athos Faccincani nasce a Peschiera del Garda il 29 gennaio 1951. Negli anni 63-64, appena tredicenne, frequenta la scuola del Maestro Pio Semeghini. Intorno agli anni 67-69 diviene una presenza costante negli studi veneziani di Novati, Gamba, Seibezzi. Sempre in questo periodo conosce a Brescia Ottorino Garosio e Angelo Fiessi.
Scriveva Cesare Marchi:
“…per raccontare la madre che, come tutte le madri, sognava per lui una lieta professione borghese, s’iscrivesse all’istituto per ragionieri. Si alzava alle quattro, per fare i compiti. Il pomeriggio lo consacrava ala pittura frequentando lo studio del vecchio Semeghini e quando si diplomò a pieni voti e già la mamma trafficava per trovargli un posto in banca, le procurò un altro dispiacere correndo a Venezia, a iscriversi all’Accademia delle belle arti".
Per mesi visse d’arte e di panini, cliente affezionato delle più note latterie. Fece il piccolo di bottega a Guidi, Seibezzi, e Marco Novati. Nel 1970 terminati gli studi, si dedica all’equitazione e contemporaneamente alla pratica della pittura aiutato da Nantas Salvalaggio.
In quegli anni si trova di fronte al primo, doloroso impatto con la realtà sociale e i suoi problemi. Egli entra nel mondo delle carceri, degli emarginati, della malavita, partecipa al clima d’impegno civile e diviene paladino degli handicappati, dei poveri, degli assistiti. Le sue tele, in un indirizzo artisticamente rivolto all’enigma del sentimento umano, ai suoi drammi alle sue contraddizioni, riassumono colori melanconici e sofferti nella rappresentazione di figure impegnate.
Lo studio culmina con lo sviluppo di dipinti sulla “Follia delle attese”, e sulla Resistenza: le sue Personali ricevono la visita del Presidente Sandro Pertini.
Nel 1980, dopo un percorso ricco di avvenimenti artistici e letterari inizia un periodo di rigenerazione interiore, di ricostruzione, col passaggio in breve tempo dalla figura al paesaggio. L’attenzione è rivolta inesorabilmente alla natura che Faccincani ama nella sua sacra totalità, diventando suo unico modello. Vi è un mutamento radicale nel suo atteggiamento esistenziale e stilistico passando alla produzione di immagini di chiara derivazione impressionista, dai colori puri e accesi, tesi alle motivazioni culturali del 2000: la luce, il sole ed il racconto semplice. È una pittura testimone di gioia e serenità, nel contesto del recupero del figurativo e dei valori interiori.
Scrive Salvalaggio:
“come tutti gli estrosi…… Faccincani ha avuto periodi arrovellati di talento e sregolatezza. Ha vissuto e vagabondato con il meglio e il peggio dell’umanità: ha dipinto vecchi alcolizzati, pezzi da novanta, prostitute di boulevard e zerbinotti della “mala”. Per capire fino in fondo quelle trasgressioni e quelle disperazioni, ha ascoltato le storie dei ladri e le malinconie dei beoni. È per questo che recuperi nelle sue tele tanto la violenza bche la tenerezza. È un urlo che affiora da un’umanità vinta, mescolato al trillo di un merlo giovane, alla musica di un torrente primaverile. La sua ispirazione è fresca, a volte addirittura ingenua, in un’epoca avara di emozioni e di passioni, Faccincani non ha paura di commuoversi e di commuovere, di ridere e di fare sorridere. Maledetto ragazzo, si sente che per lui il mondo ha sempre qualche cosa di stregati, e con i suoi colori riesce trasmettere quella dolcissima stregoneria.”
